Passare da Willy Brandt alla “Zinneke Parade” è un attimo a Bruxelles. La “capitale” dell’UE è un coacervo di storie, di realtà e di persone che affascina chi la attraversa.

Passare dalla storia dell’Europa, dalla “vision” dei padri illuminati del dopoguerra ad una parata festosa, carnevalesca in cui tutte/i (nessuna e nessun escluso) si sente “orgogliosa/o” di essere visibile è un’emozione che scalfisce anche il più “professionale” degli operatori del Terzo Settore. Se, poi, si aggiunge una piacevole visita alla “Grande – Place” o alla “Place della Bourse”, il quadro è completo.

Queste alcune delle sensazioni che si provano partecipando ad una Mobilità Erasmus+, organizzata da CSVPolis che, dalla “periferia” dell’Europa (eh sì, l’Italia e la Liguria un po’ lo sono, che ci piaccia o no), spedisce le rappresentanti e i rappresentati di Enti del Terzo Settore del savonese e dell’imperiese a Bruxelles.

Che la capitale del Belgio sia il “simbolo” della burocrazia europea o il luogo in cui alberga l’unica speranza per un futuro di pace e di prosperità per i popoli è un quesito di facile risoluzione. Almeno per noi.

Passare nei palazzi del Parlamentarium, il Centro visitatori del Parlamento Europeo, e ripercorrere il lento cammino che dal 1950 ci porta ad oggi, è un’emozione unica per chi tanti di quei “fatti” li ha vissuti. Li ha vissuti condividendo il comune senso di essere “europei”.

Il dopoguerra, con le macerie del fascismo e del nazismo; i totalitarismi dell’Est Europa; la caduta di Ceausescu e gli attentati a Falcone e Borsellino; le lotta per la conquista dei diritti delle donne, prima e delle persone LGBTQ+, dopo. Tutte storie di una narrazione comune. La storia dell’Europa che ha deciso di stare insieme e non di dividersi.

Se, poi, si fa una visita anche alla “Home European History”, al racconto “storico – politico” si aggiunge quello economico e sociale con l’evidenza di come un “popolo” europeo esista.

Al di là delle divisioni storiche – culturali esiste un “popolo” che ha visto il diffondersi del benessere, della cultura a disposizione di tutte e tutti e non solo di elites. Una storia che, oggi, rischiamo di dimenticare, consciamente o inconsciamente, perché diamo per scontate delle conquiste che non lo erano per i nostri nonni e che rischiano di non esserlo più per i nostri figli.

Ma sono propri questi ultimi quelli a cui affidare il futuro; facendo loro conoscere la storia della nostra Europa. Una mobilità europea è, anche, tanto altro. Soprattutto se hai un “cicerone” savonese che vive da anni in Belgio.

Il “virgilio” savonese è Fabio Checchucci, ex obiettore di coscienza ARCI, che, coadiuvato dal suo collega Francois, accompagna la “brigata” di operatori nel quartiere di Marolle. Il quartiere, subito “sotto” il palazzo di Giustizia, ha l’80% delle case popolari e vede in azione oltre 100 associazioni.

La visita si snoda tra il centro CARIA che, dagli anni Settanta, è il riferimento per gli emigranti dal Nord Africa per l’integrazione con le/i sue/oi stupende/i bambine/i; i “luoghi” di SoHab, l’associazione che crea comunità nelle case popolari – finanziata, per inciso, dalla stessa agenzia che gestisce le case -; le piazze dove si svolge il mercatino delle cose usate. Il tutto attraversando strade che mescolano i colori dell’Europa e dell’Africa in cui non tutto è “rose e fiori” ma in cui si prova a rimboccarsi le maniche e a cercare ciò che unisce e non ciò che divide.

Poi, tutto di un fiato, ci si trova immersi tra i grattacieli dell’“altra” Bruxelles che, all’improvviso, si aprono in uno scorcio di “commistione” difficile da spiegare a parole: grattacieli, una vecchia fabbrica, uno spazio sterrato e giovani che ballano al ritmo di musica degli anni Novanta. E dove trovi il tempo per una partita a bocce con la compagnia di giro.

Potrebbe essere già abbastanza ma non lo è.

Quando ti spiegano che, da anni, a Bruxelles si svolge la Zinneke Parade ti chiedi cosa sia e “capisci” che si tratta di uno spazio di normalità e di visibilità. Ma, poi, ti accorgi che non hai capito molto quando, l’indomani, vedi partire la “sgangherata” comitiva che, orgogliosamente e dopo un anno di lavoro, fa le prove di quella che sarà, poi, la “vera” parata.

Un insieme di persone che, per il mondo, sarebbero bast***i (eh sì, Zinneke significa proprio quello) ma che invece, con orgoglio sentono che la città è anche loro.

Grazie al lavoro delle associazioni “si mostrano” alla città per come sono e per come stanno insieme perché la parata è anche l’occasione, per un anno intero, per vedersi, discutere, “costruire” i carri. Insomma, per vivere la propria comunità.

Ma la mobilità ha anche un altro aspetto. È l’occasione per stare insieme, Enti del Terzo Settore e le persone che li rappresentano. Stare insieme nei momenti formali per provare a costruire progetti.

Ma è anche vita “quasi comunitaria”, è cene insieme, è risate e camminate. È farsi un giro a visitare, nella giornata libera, Gand/Gent o Anversa o Amsterdam. È anche scoprire che si crea più comunità stando a tavola di mille tavoli di coprogettazione.

Perché, noi operatrici e operatori del Terzo Settore siamo professionisti, validi e competenti ma abbiamo una competenza che in pochi lavori hanno: la relazione. Calda, professionale, appassionata. In una parola: umana.

Chiudo con un grazie enorme a tutte e tutti, in particolare alle due “guide” Davide ed Anna.

E, alla prossima.

Gaetano

Ringraziamo Marco Morraglia che (oltre ad essere operatore CAS della Caritas Sanremo) è un incredibile fotografo.